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Lunedì, Agosto 19, 2019
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Microimpianti alieni

Studio e Analisi dei MicroImpianti

 

 


 

 

 

 

Gli impianti sono corpi estranei di diametro variabile da 1 a 7 mm, di natura, origine e funzione ignota, la cui inesplicabile presenza è stata più volte rilevata all’interno del corpo di alcuni presunti addotti (soggetti umani apparentemente prelevati contro la propria volontà da presunte creature aliene).

La regressione ipnotica, sebbene non del tutto affidabile e attendibile, è l’unico mezzo di cui i ricercatori possono avvalersi per investigare i presunti rapimenti alieni. Essa consiste nell’indurre il supposto addotto in uno stato di coscienza alterata di tipo ipnotico che consente all’ipnologo o all’ipnoterapeuta di richiamare selettivamente alla coscienza i ricordi legati all’esperienza del presunto rapimento, memorie fino a quel momento confinate artificialmente nel subconscio e nell’inconscio. Il soggetto, sotto regressione ipnotica, sovente racconta di essere stato sottoposto a degli inintelleggibili esami biomedici, nell’ambito dei quali le presunte entità aliene gli avrebbero inoculato all’interno del corpo un misterioso impianto. Un successivo esame radiologico tramite i raggi X, la N.M.R. (Nuclear Magnetic Resonance: Risonanza Magnetica Nucleare) o la T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) consente di rilevare l’eventuale presenza di uno o più corpi estranei in una determinata locazione anatomica, comprovando ed avvalorando almeno in parte il resoconto testimoniale del presunto addotto. L’esistenza dei microimpianti è di fondamentale importanza per i ricercatori del settore in quanto costituisce una prova, sia pure indiziaria, che il soggetto ha effettivamente vissuto un’esperienza fisica estremamente traumatica, la quale, tuttavia, non è ancora stata ben delineata nella sua reale natura.

Il 19 Agosto 1995 il Dott. Roger Leir, podiatra e co-fondatore del F.I.R.S.T. (Fund for Interactive Research and Space Technology: Fondo per la Ricerca Interattiva e per la Tecnologia Spaziale) e Derrel Sims, ex agente C.I.A. (Central Intelligence Agency: Agenzia di Intelligence Centrale), qualificato ipnoterapeuta ed anch’egli co-fondatore del F.I.R.S.T., organizzarono, con la collaborazione di un’équipe di medici volontari, i primi due interventi di ablazione chirurgica di microimpianti. I soggetti erano il quarantasettenne Pat Parrinello, di Houston, dalla mano sinistra del quale fu estratto un oggetto di ridottissime dimensioni e Mary Jones (pseudonimo per garantire la privacy), di 52 anni, texana, dall’alluce sinistro della quale fu rimosso un impianto simile al primo. Nel corso di ambedue gli interventi di rimozione chirurgica, l’équipe di medici prelevò anche l’ambiente tissutale circostante i microimpianti, che l’analisi microscopica rivelò essere incredibilmente privo di microflogosi, come invece dovrebbe accadere qualora un corpo estraneo penetri e si annidi all’interno di un organismo. Gli esami inoltre evidenziarono, intorno agli oggetti, una sorta di involucro di rivestimento esterno biocompatibile costituito da sangue coagulato ricco di fibrina, da emosiderina e da cheratina, materiale organico originario dei rispettivi soggetti.

I microimpianti, caratterizzati da notevole poliedricità morfo-strutturale (ve ne sono difatti di sferici, cilindrici, cruciformi e triangolari), sono costituiti da materiali estremamente diversificati, quali leghe metalliche di composizione chimica anomala che conferiscono loro grande resistenza e durezza, ceramiche e complessi polimeri organici. Le analisi metallurgiche, strutturali e spettroscopiche hanno mostrato che il materiale di cui sono costituiti gli impianti ha una composizione chimica estremamente eclettica, la quale prevede la presenza di berillio (Be), carbonio (C), ossigeno (O), magnesio (Mg), alluminio (Al), silicio (Si), fosforo (P), zolfo (S), titanio (Ti), ferro (Fe) e bario (Ba). L’esame radiologico ha inoltre evidenziato una netta diversificazione anche nella locazione anatomica dei corpi estranei, la cui presenza è stata sovente riscontrata nel S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale) in prossimità della ghiandola pituitaria o ipofisi, nelle orecchie, nel setto nasale, al di sotto dei bulbi oculari, nell’addome, inferiormente ai gomiti ed alle ginocchia (in particolar modo il ginocchio sinistro), nelle mani e nei piedi.

 

La presenza degli impianti nel corpo dei presunti addotti viene sovente rilevata in seguito all’improvvisa quanto inesplicabile comparsa di cicatrici che, in associazione alla consapevolezza di avere vissuto un’esperienza anomala e indubbiamente traumatica ed alla volontà di individuarne gli eventuali effetti fisici sull’organismo, induce i soggetti a sottoporsi a vari tipi di esami diagnostici tra i quali quelli radiologici. La presenza di tali cicatrici non è tuttavia imputabile all’inoculazione dei microimpianti in quanto la tecnica chirurgica impiegata per innestarli è strutturata su interventi procedurali non invasivi, talmente raffinati da non promuovere il processo di riparazione ad opera del tessuto connettivo fibroso. È ipotizzabile che le cicatrici siano dovute alla rimozione di un campione di tessuto nell’ambito dei suddetti esami biomedici; presumibilmente tale pratica non prevede una perfezione tecnica quale quella richiesta per inoculare gli impianti ergo la comparsa di una cicatrice, sia pure di dimensioni ridotte, è sovente inevitabile. Una delle cicatrici più frequentemente riscontrabili nei presunti addotti interessa la tibia sinistra, immediatamente al di sotto della patella o rotula e dalle marcate caratteristiche del segno si può avanzare l’ipotesi che il soggetto sia stato sottoposto ad una sorta di B.OM. (biopsia osteomidollare), allo scopo di ottenere un campione di midollo osseo.

L’individuazione della locazione anatomica di un corpo estraneo non è necessariamente seguita dalla sua rimozione chirurgica in quanto talvolta esso risiede in profondità ed è intimamente associato ad una struttura anatomica delicata, per cui l’intervento chirurgico richiesto per rimuoverlo presenterebbe dei rischi per il paziente. In questi casi, per salvaguardare la salute del soggetto, è preferibile non intervenire e mantenere in situ l’impianto, sempre che questo ovviamente non comprometta la funzionalità del tessuto e dell’organo nel quale è insediato. I medici che optano per l’ablazione chirurgica incontrano sovente delle difficoltà tecniche non indifferenti, a meno che il soggetto non si liberi naturalmente e spontaneamente del corpo estraneo come è accaduto ad un presunto rapito che a seguito di un violento starnuto lo ha espulso attraverso la cavità nasale destra.

Le analisi metallurgiche, strutturali e spettroscopiche condotte su alcuni microimpianti da laboratori universitari e privati non hanno a tutt’oggi fornito una risposta soddisfacente e sulla loro natura e origine e tantomeno sulla loro funzione, tuttavia molti ricercatori postulano che possano essere identificati con una sorta di sofisticati ed estremamente potenti segnalatori che consentirebbero ai rapitori, di qualunque natura essi siano, di rintracciare in ogni momento ed ovunque i presunti rapiti (in genere chi viene fatto oggetto di un presunto rapimento alieno una prima volta viene periodicamente prelevato per gran parte della propria esistenza, per questo quasi tutti i presunti addotti sono anche detti repeaters ossia prelevati ripetutamente). In questa strategia si può forse ravvisare una sorta di programma di studio della specie umana su scala planetaria e a lunga scadenza, con modalità operative analoghe a quelle degli zoologi e degli etologi che sono soliti dotare gli esemplari di una specie protetta, in via di estinzione o di cui si voglia monitorare gli spostamenti e le abitudini di vita, di un radiocollare satellitare G.P.S. (Global Positioning System: Sistema di Posizionamento Globale). In tale contesto i microimpianti sarebbero una sorta di sofisticati ed estremamente potenti radiocollari interni miniaturizzati, impiegati allo scopo di monitorare e studiare per un lungo periodo di tempo singoli individui. Non si può tuttavia escludere a priori la possibilità che gli impianti siano polifunzionali e possiedano caratteristiche operative non ancora ben individuate, quale ad esempio la capacità di interagire con il sistema psiconeuroimmunoendocrinologico del soggetto ospite, influenzandone, talvolta in modo consistente, le funzioni psichiche e neurovegetative.

E’ auspicabile che i ricercatori del settore e soprattutto la categoria dei biologi e dei medici prendano seriamente in considerazione la possibilità che i microimpianti monitorizzino ed eventualmente alterino, in modo estremamente mirato, la fisiologia generale ed in particolare la neurofisiologia del presunto rapito e poiché l’asettico studio condotto sul singolo impianto svincolato dall’organismo ospite non consente di comprenderne esaustivamente il meccanismo o i meccanismi di funzionamento è altresì consigliabile procedere applicando una metodologia che sia scientificamente valida. Qui di seguito è riportato l’iter metodologico che un ricercatore dovrebbe seguire per trarre delle conclusioni che reggano al vaglio scientifico:
 
 

1) monitorare costantemente un soggetto presunto rapito in cui sia stata inopinabilmente riscontrata la presenza di un microimpianto mediante uno degli esami diagnostici radiologici succitati ed individuarne con precisione la locazione anatomica.

2) valutare le eventuali fluttuazioni nelle condizioni psicofisiche del soggetto, probabilmente ascrivibili alla presenza del corpo estraneo.

3) analizzare meticolosamente la costellazione sintomatologica manifestata dal soggetto in esame, qualora essa sussista, tentando di risalire con un procedimento logico-induttivo alla locazione anatomica dell’alterazione fisiologica e biochimica.

4) comparare quest’ultima con quella del microimpianto: qualora le due locazioni anatomiche dovessero coincidere si evincerebbe che l’insorgenza del sintomo o dei sintomi presi inizialmente in esame è determinata dall’alterazione selettiva e quasi sicuramente mirata dei meccanismi molecolari sottesi alla fisiologia ed alla biochimica cellulare della regione in cui è stato collocato il corpo estraneo. Se tale corrispondenza anatomica non dovesse verificarsi e quindi l’alterazione patologica indotta risiedesse in una regione distinta da quella in cui è allocato l’impianto, si dedurrebbe che il corpo estraneo o ha un raggio d’azione e una specificità funzionale tale da bypassare le strutture anatomiche non costituenti il suo target preferenziale ed interagire selettivamente con quelle di effettivo interesse o come ritengo più plausibile e probabile, attiva una cascata di eventi molecolari endocellulari ed extracellulari i cui fisiopatologici effetti devianti si propagano come un’onda sismica attraverso una serie di strutture anatomiche strutturalmente e funzionalmente connesse, ciascuna delle quali contribuisce sinergicamente all’insorgenza di una anastomizzata costellazione sintomatologica.

5) una volta formulata un’ipotesi scientificamente plausibile che associ un determinato sintomo all’alterazione funzionale di una specifica struttura anatomica primaria, corrispondente cioé alla locazione del microimpianto o secondaria, se quest’ultimo esercita la sua influenza sulle regioni anatomiche collocate lungo il percorso della suddetta cascata di eventi, procedere alla rimozione chirurgica del corpo estraneo, sempre che tale operazione non leda ulteriormente la salute del paziente o addirittura ne metta in pericolo la vita.

6) valutare attentamente le reazioni psicofisiche del soggetto dopo l’asportazione chirurgica del microimpianto, onde individuare l’eventuale ricomparsa della sintomatologia inizialmente diagnosticata, l’insorgenza di affezioni di diversa natura o come auspicabile e prevedibile, il ripristino parziale o totale, sia pure lento e graduale, dell’equilibrio psiconeurofisiologico.

7) qualora dovesse verificarsi tale ripristino, le affezioni di cui il presunto addotto soffriva risulterebbero inconfutabilmente determinate dalla presenza disturbatoria del microimpianto ed il ricercatore otterrebbe così la prova che la sintomatologia del soggetto scaturisce effettivamente dall’alterazione patologica indotta della locazione anatomica del corpo estraneo e/o da quella di altre strutture anatomiche previamente teorizzate.

8) formulare una teoria sulle modalità con cui l’impianto potrebbe interagire con la fisiologia e la biochimica cellulare, alterandone l’equilibrio e promuovendo l’insorgenza di una costellazione sintomatologica specifica.

La scrupolosa analisi della sintomatologia del presunto addotto impiantato condurrà quindi all’identificazione delle strutture anatomiche alterate e la comprensione della natura di tali alterazioni rivelerà le modalità d’azione del corpo estraneo. L’elaborazione dei dati ottenuti dalle analisi metallurgiche, strutturali e spettroscopiche, infine, completerà il quadro delle informazioni cognitive essenziali per chiarire il meccanismo di funzionamento degli impianti. La comprensione di quest’ultimo aspetto creerà i presupposti necessari per avanzare un’ipotesi realistica sulle motivazioni dell’utilizzo dei microimpianti ed ergo su chi potrebbe avere interesse ad introdurli nel corpo dei presunti addotti. Una simile messe informazionale consentirà forse ai ricercatori del settore di svelare il mistero di almeno una parte delle abductions e scoprire di conseguenza chi si cela dietro di esse.
 
 
 
 
 
 

Note

Addotto: neologismo gergale ufologico il cui etimo consiste nell’italianizzazione del participio passato sostantivato, abducters, del verbo inglese to abduct che significa rapire, sequestrare.

Podiatra: medico chirurgo specializzato nella cura dei piedi, della gotta, ecc.

Microflogosi: processo infiammatorio circoscritto ad una regione tissutale di ridottissime dimensioni.

Fibrina: polimero tridimensionale di natura proteica che si forma dal fibrinogeno (glicoproteina contenuta nel plasma, ultimo responsabile del processo di coagulazione del sangue) per l'azione proteolitica (idrolisi chimica o enzimatica di una proteina) della trombina (enzima che catalizza la trasformazione idrolitica del fibrinogeno in fibrina) in cui restano inglobati gli eritrociti e gli altri elementi figurati del sangue, con formazione del coagulo.

Emosiderina: proteina color rosso-ocra contenente ferro e strutturalmente omologa all’emoglobina eritrocitaria, presente in numerosi tessuti, in particolare nel fegato e nella milza.

Cheratina: scleroproteina (proteina semplice caratterizzata da una struttura filamentosa assai stabile) presente soprattutto negli epiteli corneificati ed in alcuni annessi cutanei (peli, capelli ed unghie delle mani e dei piedi).

Ipofisi: ghiandola endocrina localizzata all'interno della scatola cranica dei Vertebrati, nell'uomo alloggiata nella sella turcica dell’osso sfenoidale, sempre al di sotto del pavimento del terzo ventricolo diencefalico, al quale resta unita dal sottile peduncolo ipotalamo-ipofisario.

Midollo osseo: termine d'uso prevalente in anatomia umana; indica il tessuto di consistenza molle che occupa le cavità delle ossa (il canale interno in quelle lunghe e gli interstizi in quelle spongiose), varibile in aspetto e composizione in rapporto alla sede e all'età del soggetto.

Etologi: biologi specializzati in zoologia che studiano il comportamento e le abitudini di vita degli animali.

Sistema di Posizionamento Globale: sistema satellitare costituito da 24 unità in grado di rilevare la posizione di un soggetto umano, animale o mezzo dotato di un trasmettitore G.P.S.


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