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Sabato, Novembre 17, 2018
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Il mistero dell’isola di Samo, in Grecia, e i suoi manufatti

Secondo l’antico geografo greco Strabone, il nome di Samo è di origine fenicia e significa ‘altitudine vicino alla costa’, probabilmente dovuta alla configurazione geografica dell’isola.

L’isola ha una storia antichissima. Gli scavi hanno portato alla luce le mura fornite di torri circolari, due grandi moli risalenti al VI secolo a.C. e una necropoli.

Il tempio di Era è formato da una parte più antica, addirittura risalente al 9° secolo a.C., realizzato in pietra e mattoni di argilla e una copertura di legno. Dopo l’incendio del 600 a.C., venne costruita la stoà e quarant’anni dopo fu ultimato il cosiddetto grande tempio chiamato “labirinto” per la presenza di numerose colonne.

Nei tempi antichi, Samo era considerata un’isola molto importante, tanto che lo storico Erotodo la definì come la migliore città mai realizzata sia dai Greci che dai barbari.

Le origini dell’isola greca sono lo scenario di numerose narrazioni mitologiche. Secondo la leggenda, i primi abitanti dell’isola furono le Nereidi, ninfe marine, figlie di Nereo e della Oceanina Doride. Erano considerate creature immortali e di natura benevola.

Facevano parte del corteo del dio del mare Poseidone insieme ai Tritoni e venivano rappresentate come fanciulle con i capelli ornati di perle, a cavallo di delfini o cavalli marini. Una delle nereidi più famose fu Teti, la madre di Achille.

Per la storia, invece, i primi abitanti di Samo sono stati i Pelasgi, termine ‘onnicomprensivo’ utilizzato da alcuni antichi scrittori greci per ciascuna delle antiche, primitive e presumibilmente autoctone popolazioni nel mondo miceneo. Ma anche in questo caso la mitologia ci mette il suo zampino.

Secondo la tradizione, infatti, il primo re dell’isola fu Anceo, un semidio nato dall’unione del dio Poseidone e Astypalaea. Anceo partecipò alla spedizione degli argonauti alla ricerca del Vello d’Oro, guidando la nave Argo.

Inoltre, la mitologia affida a Samo anche i natali della dea Era, una delle divinità più importanti, patrona del matrimonio e del parto. Figlia di Crono e Rea, sorella e moglie di Zeus, era considerata la sovrana dell’Olimpo e considerata protettrice dell’isola.

Come sottolinea John Black nell’articolo scritto per Ancient Origins, Samo occupa un posto di primo piano nella mitologia greca, e questa importanza si riflette anche nei numerosi musei presenti nella città principale, i quali contengono una vasta gamma di manufatti veramente impressionanti.

I primi scavi archeologici sono stati eseguiti nel 1812 da archeologi provenienti dall’Inghilterra, i quali poi, dal 1900 in poi, hanno lasciato il campo agli studiosi tedeschi. I numerosi manufatti ritrovati riflettono l’importanza rivestita dall’isola di Samo come centro culturale dell’antichità. L’influenza della cultura minoica e micenea, quella egizia e mesopotamica è evidente in tutti i reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici.

Secondo la descrizione offerta dal museo, il curioso manufatto mostrato nell’immagine in apertura dell’articolo, raffigurerebbe una carrozza trainata da cavalli. Tuttavia, ci sono alcune interessanti caratteristiche dell’immagine che lasciano perplessi.

Innanzitutto, le figurine hanno un aspetto molto insolito, come ad esempio i volti a punta e i colli stranamente allungati; poi, la forma dell’oggetto non sembra avere nessuna somiglianza con i carri trainati da cavalli a cui siamo abituati (dove sono le ruote?). Secondo Black, sembra molto più simile ad un sottomarino! Infine, la statuetta a sinistra ha qualcosa legata in vita, molto simile ad uno strumento di controllo, tipo un timone.

Un altro reperto davvero notevole è una placca in bronzo raffigurante alcune figure femminile nude.

Secondo la trascrizione, si tratterebbe di un dono portato dal sovrano biblico di Aram (2Re 8,8), Cazael.

Il testo è scritto in aramaico e l’origine del manufatto sarebbe la Siria del 7° secolo a.C.

Sono evidenti le somiglianze con l’iconografia sumera del dio sole nella parte superiore della placca.

Oltre ai reperti unici e affascinanti che si trovano sull’isola, Samo è anche sede di una delle opere ingegneristiche più notevoli della Grecia Antica, un acquedotto commissionato nel 6° secolo a.C. dal tiranno Policrate all’architetto e ingegnere Eupalino. Si tratta di un tunnel di 1036 metri, capace di trasferire più di 400 m³ di acqua al giorno.

Essendo il tunnel più lungo del suo tempo, l’opera era considerata una grande impresa di ingegneria. Lo storico Erodoto descrisse brevemente nelle sue Storia il tunnel con queste parole:

“E a proposito dei Sami ho parlato più a lungo, perché hanno tre opere che sono superiori a quelle di tutte le altre fatte da Greci: prima un passaggio che inizia dal basso e aperto alle due estremità, scavato in una montagna per non meno di un centinaio e cinquanta orgìe in altezza; la lunghezza del passaggio è di sette stadi e l’altezza e la larghezza sono entrambe di otto piedi, e attraverso l’intera galleria è stato scavato un altro passaggio di venti cubiti in profondità e tre piedi in larghezza, attraverso il quale passa l’acqua e arriva con tubazioni nella città, presa da un’abbondante fonte: il progettista di quest’opera era di Megara, Eupalino, figlio di Naustrofo”.


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