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Giovedì, Agosto 17, 2017
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Secondo il fisico del plasma John Brandenburg l'antica civiltà di Marte è stata annientata da esplosioni nucleari

[Daily Mail] Coloro che parteciperanno sabato prossimo al convegno annuale dell’American Physical Society potrebbero rimanere un po’ sorpresi, dato che in quella sede il dottor John Brandenburg, fisico del plasma, presenterà la sua sconcertante teoria.

Secondo Brandenburg, gli antichi abitanti di Marte, conosciuti come Cydoniani e Utopiani, furono spazzati via da una serie di esplosioni nucleari provocate da un’altra razza aliena, e le prove del genocidio sarebbero visibili ancora oggi.

I prodromi della teoria di Brandenburg risale al 2011, quando lo scienziato ipotizzò che il tipico colore rosso di Marte potesse essere dovuto a delle esplosioni termonucleari di origine naturale.

“L’alta concentrazione di Xenon-129 in atmosfera, la presenza di Krypron-80 e l’eccessiva abbondanza di uranio e torio riscontrata sulla superficie, rispetto ai meteoriti di Marte, ci dice che il pianeta è stato oggetto di massicci eventi radiologici, i quali hanno creato grandi quantità di isotopi e coperto la superficie con un sottile strato di detriti radioattivi. Queste anomalie possono essere la conseguenza di due grandi esplosioni nucleari anomale avvenute nel passato di Marte”, scrive Brandenburg su Journal of Cosmology and Astrophysics.

Tuttavia, continuando i suoi studi, Brandenburg si è lentamente convinto che le esplosioni nucleare dovevano essere di origine artificiale, fino ad ipotizzare l’attacco alieno.

“Data la grande quantità di isotopi nucleari presenti nella sua atmosfera, molto simili a quelli prodotti dai test nucleari sulla Terra, Marte può rappresentare un esempio di civiltà spazzata via da un attacco nucleare dallo spazio”, scrive nel suo libro “Death on Mars: The Discovery of a Planetary Nuclear Massacre”. Lo scienziato fornisce anche la posizione delle due ipotetiche esplosioni:

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Una prima esplosione avrebbe spazzato via la civiltà presente nella regione di Cydonia Mensae, e una seconda, meno potente, avrebbe invece distrutto la civiltà insediata nella regione chiamata Galaxias Chaos.

Brandenburg spiega che un tempo Marte aveva un clima simile alla Terra, ed era ricco di vita animale e vegetale. Inoltre, vi era la presenza di vita intelligente, avanzata almeno quanto gli antichi egizi sulla Terra.

La sua convinzione si basa sull’analisi delle due regioni, una delle quali è Cydonia, il luogo della famigerata “faccia” fotografata dalla sonda della Nasa Viking 1 nel 1976. Secondo Brandenburg, si tratterebbe di un artefatto costruito dall’antica civiltà marziana.

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“Le analisi delle immagini della Odissey, MRO e del Mars Express mostrano una forte evidenza di oggetti archeologici presenti in questi siti”, scrive Brandenburg. “Nel loro insieme, i dati dovrebbero essere interpretati come quelli appartenenti allo scenario di un’antica strage nucleare planetaria”.

Infine, Brandenburg avverte che anche noi dovremmo avere paura di un attacco simile al nostro pianeta e organizzare, quanto prima, una missione umana su Marte per sapere cosa sia realmente accaduto. “Provvidenzialmente, abbiamo un avvertimento su questo possibile aspetto dell’universo”, scrive.

Naturalmente, la comunità scientifica è tutt’altro che propensa a dare credito alla teoria di John Brandenburg, la quale, tuttavia, sembra confermare alcune delle ipotesi che Graham Hancock, Robert Bauval e John Grigsby avevano già proposto nel loro libro del 1998 “L’Enigma di Marte”.

Secondo i tre ricercatori, il Pianeta Rosso appare devastato da una catastrofe terrificante che pose fine, in tempi remotissimi, a forme di vita simili a quelle terrestri, come ha anche ipotizzato recentemente la Nasa, dopo aver rinvenuto tracce di microrganismi fossili in un meteorite staccatosi da Marte 13 mila anni fa.

La teoria di Brandenburg pare poggiarsi su un terreno più solido, anche se essa conta ancora su troppe speculazioni e sulla nostra conoscenza attuale del potere delle armi nucleari.

Forse quello che ci viene dall’ipotesi di Brandenburg è un solido avvertimento a non provocare qualcosa di simile al nostro amato pianeta, e sottolinea la convinzione di molti scienziati che forme di vita intelligenti mai identificate potrebbero ad un certo punto essersi estinte a causa di una catastrofe cosmica o attraverso l’autodistruzione. Conviene riflettere.


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